Stati più popolosi del mondo dal 2000 ad oggi. Prima parte: dal 2000 al 2007 2


In questo articolo vorrei proporre ai lettori l’evoluzione verificatasi negli ultimi 15 anni – dall’inizio del secolo ad oggi – dei dati demografici riferiti ai principali Stati mondiali, aventi una popolazione superiore ai 50 milioni di abitanti. Si tratta di oltre 20 Paesi, per i quali ho messo a confronto le relative graduatorie in modo simmetrico. In questa prima parte dell’articolo, relativa al periodo che va dal 2000 al 2007, la tabella mostra i dati riferiti all’anno 2000 sulla destra e quelli del 2007 a sinistra, il tutto per una migliore visualizzazione del confronto tra le due graduatorie.

Riguardo la metodologia che viene seguita in questi articoli e, in generale, in questo sito/blog di statistica, potete visitare la pagina home.

Ora, per entrare nel contenuto di questa prima parte dell’articolo, devo precisare che i dati raccolti per l’anno 2000, non erano aggiornati all’anno corrente ma al 1997. Di conseguenza, il periodo esaminato, in realtà finisce per spaziare su un decennio anziché sui sette anni previsti per dividere equamente le due tabelle proposte nella prima e nella seconda parte dell’articolo ( sono gli scherzi delle statistiche, ma nei prossimi articoli farò adeguate verifiche onde partire dall’anno da me prescelto ). In ogni caso i valori differenziali sono minimi, ma il divario predetto sarà poi compensato da un aggiornamento dei dati, con ulteriore tabella comparativa, fino al 2016: alla fine si analizza un ventennio, ma in tal modo avremo da esaminare più graduatorie.

Ho scelto – secondo la metodologia da me preferita – di effettuare una comparazione su dati inseriti in un’unica tabella, divisa in due parti, al fine di facilitare lo scorrimento delle due graduatorie, con il vantaggio di poter leggere la posizione di ogni singolo Paese in ogni classifica proposta. Una scelta che, a mio parere, dovrebbe facilitare la lettura e la comparazione dei dati riportati.

In questo primo articolo si analizzerà il decennio, per quanto detto sopra, 1997-2007. Nel secondo articolo si andrà invece a verificare il trend emerso nel primo decennio, relativo alle variazioni demografiche dei vari Stati, esaminando un periodo di circa sette anni, comparando il 2007 ed il 2014. Da ultimo, come detto, proporrò un aggiornamento al 2016 dei dati demografici dei principali Paesi del mondo, sempre con una soglia superiore ai 50 milioni di abitanti. Per un paradosso, i dati più recenti presentano le maggiori difficoltà, in quanto non vi è corrispondenza tra le fonti, pur autorevoli. Lo vedremo nella terza parte, dove dovrò fare una scelta di quella più attendibile, oppure menzionare le fonti più autorevoli e confrontarne i dati. Sarà interessante ma anche un po’ complicato, però darà un’idea ai lettori di quanto non sia così semplice stimare la popolazione mondiale, anche in considerazione che i censimenti ufficiali non sono frequenti. Anche nell’ultimo censimento italiano ( che è decennale ) del 2011 non vi è stata corrispondenza tra il risultato del censimento e le stime raccolte in base ad altri criteri attendibili: una differenza notevole ( ne parleremo in sede di demografia nazionale ) per un Paese avanzato come il nostro. Pensate alle raccolte dati in Africa o in altri Paesi dove le difficoltà di censire la popolazione o anche solo stimarla sono molto più elevate.

Tanto precisato, la prima tabella mostra in parallelo, proprio per facilitare visivamente il confronto, le graduatorie demografiche relative al 1997 e al 2007. Si potrà notare come anche in un solo decennio possano cambiare – anche notevolmente – i dati numerici dei singoli Stati, o, al contrario, trovare uno stato di immobilismo cronico di altri Stati ( europei, in particolare, se non esclusivamente ) che può durare anche per oltre un decennio. Quindi ognuno si potrà “divertire” a fare i conti su chi ha perso e chi ha guadagnato: ne parleremo analizzando queste tabelle ( per ulteriori approfondimenti si rimanda agli articoli che tratteranno i singoli continenti o gli Stati nazionali, almeno per l’Europa ).

Direi a questo punto di mostrare le due graduatorie sopra citate, per poi fare una breve analisi.

 

      Stati più popolosi nel 1997                   Stati più popolosi nel 2007                                                                                                                                           

  1. Cina      1.221.462.000   1. Cina    1.307.560.000
  2. India         935.744.000   2. India    1.117.733.000
  3. Stati Uniti         263.034.000   3. Stati Uniti       299.398.000
  4. Indonesia         194.564.000   4. Indonesia       222.051.000
  5. Brasile         155.822.000   5. Brasile       186.770.000
  6. Russia         148.141.000   6. Pakistan       156.000.000
  7. Pakistan         129,808,000   7. Russia       142,754,000
  8. Giappone         125,197,000   8. Nigeria       140,003,000
  9. Bangladesh         120,433,000   9. Bangladesh       138,512,000
10. Nigeria         111,721,000 10. Giappone        127,806,000
11. Messico          90,487,000 11. Messico        104,700,000
12. Germania          81,642,000 12. Filippine          86,972,000
13. Vietnam          74,545,000 13. Vietnam          84,156,000
14. Filippine          70,267,000 14. Germania          82,438,000
15. Iran          67,283,000 15. Etiopia          75,067,000
16. Turchia          61,644,000 16. Turchia          72,970,000
17. Thailandia          59,401,400 17. Egitto          72,579,000
18. Egitto          59,226,000 18. Iran          70,472,000
19. Francia          58,153,000 19. Thailandia          65,219,000
20. Regno Unito          58,258,000 20. Francia          61,353,000
21. Italia          57,187,000 21. Regno Unito          60,393,000
22. Etiopia          56,677,000 22. Congo          59,320,000
23. Ucraina          51,639,000 23. Italia          59,131,000
       
       
       
       

 * Gli Stati in neretto sono in posizione avanzata.

 

1. Analisi generale dell’andamento demografico a livello continentale.

Come si può notare, anche ad una scorsa rapida delle due graduatorie proposte, il “Vecchio Continente” oramai è in fase di staticità cronica a livello demografico; ma questa è una realtà che risale addirittura agli anni settanta. Certo, non tutti gli Stati hanno avuto gli stessi minimi incrementi demografici, ma di fatto l’Europa vive, da mezzo secolo ad oggi, una stabilità demografica costante.

Per fare un esempio personale che renda il concetto: da quando seguo i dati demografici dei vari Paesi, sin dai primi anni ’70, qui in Europa ho letto sempre le stesse cifre ( nel senso di spostamenti di pochi milioni di abitanti, sia in aumento che addirittura in decrescita ) a differenza di tutti gli altri Continenti, dove invece la curiosità per i cambiamenti demografici nel corso degli anni, è sempre stata molto più stimolante.

I fattori sono molteplici, ma questa non è la sede per un’analisi approfondita delle cause dello stallo europeo a livello demografico. In linea di massima direi – è una mera opinione personale – che è stata proprio la cultura europea a trovare un punto di equilibrio, anche in relazione alle tematiche legate allo sviluppo culturale, all’occupazione, allo stile di vita, e ad altri fattori. Non bisogna poi dimenticare che negli altri Continenti, alcuni Stati avevano una potenzialità espansiva notevole, in condizioni politico – economiche favorevoli, data la loro enorme estensione territoriale. E così è stato.

In ogni caso, dopo l’inizio dei primi segni di decrescita demografica, in Germania prima e, a seguire, anche in Italia, vi è poi stata una lieve ripresa della crescita demografica, dovuta proprio all’aumento della presenza degli stranieri, in particolare extracomunitari. Altrimenti avremmo assistito ad un lento declino demografico, come oggi sta avvenendo, ad esempio, in Russia e nelle ex Repubbliche dell’Unione Sovietica, con particolare riguardo all’Ucraina, che sta subendo un declino demografico, direi, piuttosto marcato.

Queste tematiche cui ora ho appena accennato, partono da lontano, ben oltre questo primo scorcio del nuovo secolo; e meriterebbero un’analisi più ampia, che peraltro non è oggetto di questo, come degli altri articoli che pubblicherò, dedicati esclusivamente allo sviluppo demografico mondiale negli ultimi cinquant’anni, o anche, con i dati a disposizione, a partire dal dopoguerra. Ma sempre ( è mio motto ) sulla base di tabelle comparative, al fine di facilitare il lettore ad una visione diretta del cambiamento demografico.

Un arco di tempo di 50 anni ritengo sia sufficiente e non troppo dispersivo. Un secolo di analisi demografica sarebbe invece molto più impegnativo, almeno sotto il profilo analitico, seppur di estremo interesse: altre tematiche ( guerre mondiali ed altro ), altre analisi.

Ora, però, dopo questa breve divagazione, è il momento di esaminare i dati sopra raccolti, i quali peraltro sono di sicura affidabilità, dopo attenta verifica, perché – detto per inciso – a volte, soprattutto per quanto riguarda le popolazioni delle metropoli ( argomento che sarà oggetto di altri articoli ), si trovano, in particolare proprio sul web, dei valori molto difficili da spigare o da interpretare. Questo lavoro che cerco di sviluppare si basa sulle fonti più attendibili, anche se a volte non coincidenti. Va infatti precisato che in molti casi abbiamo solo stime, magari aggiornate, oppure no ( soprattutto per il passato. Non si fanno censimenti ogni anno, questo è noto; quindi la stima – anche oggi – è d’obbligo, anche per i grandi centri o siti istituzionali. Lo si vedrà.

 

2. Confronto delle tabelle del 1997 e del 2007.

Cina ed India.

Sono da “sempre” i paesi nettamente più popolati del mondo. La Cina, anzi, già da molti anni ha deciso di attuare una politica di controllo delle nascite ( un solo figlio per famiglia da ’79 ), dato l’eccessivo tasso di crescita demografica annuale, che avrebbe inevitabilmente portato ad uno squilibrio, diciamo, socio-economico, o quantomeno di sostenibilità della popolazione, anche se questa non è la sede per approfondire oltre. Il Paese, comunque, ottenuti i risultati che si attendeva, ha finalmente rinunciato alla restrizione delle nascite. Ricordo, comunque, che la Cina ha una superficie terrestre seconda, con il Canada, solo alla Russia. Ma nelle proiezioni future dei prossimi decenni è previsto che arriverà a non oltre un miliardo e mezzo di abitanti, per poi avere una lento declino, dovuto all’innalzamento dell’età media della popolazione. Vedremo.

Il risultato è che se la Cina in circa dieci anni ha aumentato la sua popolazione “appena” di 85 milioni di abitanti, al contrario l’India, che non ha avuto scrupoli o possibilità-capacità sul controllo demografico, la troviamo sempre al secondo posto, ma con un un incremento di oltre 180 milioni di esseri umani, pur non avendo la stessa estensione territoriale della Cina. Infatti l’India si estende su 3.287.263 Kmq, contro i 9.572.900 Kmq della Cina. Ciò detto, ha comunque fatto un balzo enorme in avanti, con cifre davvero impressionanti. Al di là di queste considerazioni l’India è in ogni caso, secondo le proiezioni e le simulazioni di crescita dei demografi, destinata in tempi brevi ( addirittura in 7 anni ) a diventare il Paese più popolato della Terra.

 

3. Gli altri Stati con oltre 100 milioni di abitanti.

Qui devo accorpare i vari grandi Stati più popolosi, anche se con enorme distacco dai primi due, pur se ognuno meriterebbe un paragrafo a parte.

Iniziamo dagli Stati Uniti, i quali hanno sempre avuto una crescita costante, grazie anche all’immigrazione, ormai da tanti anni principalmente ispanica. Sempre con un’occhio al passato, devo precisare che – storicamente – per decenni gli Stati Stati sono sempre stati al quarto posto, dietro l’Unione Sovietica ( U.R.S.S. ), anche con un certo distacco in termini numerici, prima che arrivasse il cambiamento politico dovuto ala crisi sovietica ( agosto ’91 ), cui è conseguita la separazione tra la Repubblica Russa e tutte le altre Repubbliche sovietiche negli anni a venire, fino alla situazione attuale. Sembra preistoria parlarne oggi, ma personalmente, per vent’anni ho letto una altra graduatoria demografica, che mi sembrava eterna ( in realtà gli anni sono stati molti di più, se ne parlerà eventualmente in un altro articolo ).

La crescita degli U.S.A. è continua, tanto che, se negli anni settanta superavano non di molto i 200 milioni di abitanti, nel 2007 sono arrivati a circa 300 milioni, con un incremento decennale di 36 milioni di abitanti, per arrivare poi ad un’ulteriore crescita che vedremo nella seconda parte dell’articolo: niente male. Anche qui vale il discorso della estensione territoriale, o superficie terrestre ( 9.372.614 Kmq ), che consente con maggiore facilità lo sviluppo demografico del Paese. Gli U.S.A. tengono quindi comodamente a distanza gli altri Stati che seguono nella graduatoria. Vediamoli:

L’Indonesia: in questa tabella si evidenzia nel decennio un aumento di 28 milioni di abitanti. Un guadagno leggermente inferiore a quello degli U.S.A., ma con una superficie terrestre di 1.860.360 Kmq e quindi con elevata densità della propria popolazione.

Il Brasile invece sale di 31 milioni: sempre un ottima percentuale di incremento demografico. D’altra parte si sa che è considerato uno dei Paesi emergenti: crescita economica, crescita demografica, anche se la povertà è lontana dall’essere sconfitta, cosa nota a tutti.

Il Pakistan, che è un po’ una sorpresa per me ( non lo ricordavo così in alta posizione), è salito anch’esso di 26 milioni di abitanti, guadagnando peraltro una posizione in classifica.

La Russia, come gli altri paesi ex Sovietici, è ormai divenuto un caso particolare. Non ha più crescita demografica, perché va ben oltre lo stallo europeo di cui parlavo prima, dal momento che i Paesi che avevano subito una leggero calo demografico si sono poi leggermente ripresi, mentre la Russia, dopo le vicende del ’91, è in lenta e costante decrescita demografica. Dovrà subire altri sorpassi nella graduatoria sopra illustrata, se il trend negativo permane. Comunque: – 8 milioni nel periodo esaminato, e vedrete che nella prossima tabella, aggiornata al 2014, non vi sarà recupero.

Segue il Giappone: un grande paese, avanzato, tecnologico, da sempre popolatissimo. Anche questo Stato segue però da anni il trend europeo-occidentale; d’altra parte non si può pretendere anche una crescita demografica laddove la popolazione, con una superficie non di molto più grande di quella italiana ( 377 mila Kmq contro 301 mila Kmq ) ha sempre avuto il doppio della popolazione ( vi immaginate l’Italia con 120-130 milioni di abitanti…). Comunque Tokyo, con grande distacco dalle altre megalopoli, rimane la città più popolata del Mondo, con un agglomerato urbano che oggi è stimato da varie fonti addirittura oltre i 35 milioni di abitanti. La popolazione del Paese invece è rimasta invariata, con due posizioni perse nella graduatoria del 2007.

Oltre i cento milioni di abitanti abbiamo ancora:

il Bangladesh, che è salito ancora di altri 18 milioni, mantenendo il nono posto. In realtà ha scavalcato in questi anni il Giappone ( ma la Nigeria ha fatto di meglio, scavalcando entrambi ). Mantiene pur sempre il record di maggiore densità popolare mondiale, tra i Paesi importanti ( non tenendo conto di Stati come Macao, Vaticano, Monaco, ecc. ), essendo esteso su un area di circa 144.000 Kmq.

La Nigeria, in grande e continua crescita demografica ( quasi 30 milioni in più, direi anche troppi ). Ma il trend è questo, inarrestabile, come anche per l’Etiopia, che è un po’ più dietro in graduatoria.

Infine il Messico. Qui una notazione personale: era appena dietro l’Italia nei primi anni settanta ( 50 milioni di abitanti contro 54 ), quando cominciai ad occuparmi di statistica. Vederlo oggi con una popolazione letteralmente raddoppiata mi meraviglia non poco. Però, in realtà, poteva anche prevedersi, anche se non in questi termini: il Messico ha un territorio immenso ( 1.958.291 Kmq ), per cui era logico attendersi un grande sviluppo demografico, anche se questa progressione continua senza sosta. Rimane sempre il problema della sostenibilità della popolazione, ma questo concetto vale per numerosi Paesi, in prospettiva. In ogni caso è l’undicesimo Stato che ha superato i 100 milioni di abitanti ( 104,700,000, con aumento di 14 milioni ). Non sarà certo l’ultimo: ne avremo contezza con le tabelle demografiche relative al periodo 2007-2014 e soprattutto nell’ultimo biennio ( 2016 ).

 

4. I Paesi che seguono nella graduatoria. 

Ho scelto di prendere in considerazione gli Stati oltre i 50 milioni di abitanti, per porre un limite che mi sembra equilibrato, anche considerando che molti siti ( non quelli ufficiali o istituzionali ) fanno la solita Hit Parade dei primi 10. Non è una critica, ma essendo un appassionato di numeri e di statistiche, devo anche considerare che gli Stati nel mondo sono oltre 200, quindi il rapporto è un pò modesto. Tra l’altro non si potevano certo escludere i principali Stati europei, anche se in continua perdita di posizioni negli ultimi 40 anni, mentre mentre negli anni settanta erano vicini alle prime dieci posizioni in graduatoria.

In ogni caso, la curiosità riguardo a Regno Unito, Italia e Francia ( e, prima dell’unificazione, anche la Germania Ovest ) è che, pur scambiandosi più volte la posizione in classifica, hanno sempre viaggiato a braccetto, per 50 lunghi anni, con un livello di popolazione sovrapponibile, attraversando alternativamente periodi di crescita, di stallo e anche di decrescita demografica ( non la Francia ). Alla fine sono riusciti a varcare la soglia dei 60 milioni di abitanti, ma quanta attesa! Il fenomeno, naturalmente, riguarda il fenomeno europeo in generale, e lo vedremo meglio nell’articolo dedicato proprio al nostro Continente.

Riguardo la Germania, va precisato che, almeno in Europa, se la memoria non mi inganna, è l’unico Stato riunificatosi dopo gli eventi del 1989, in controtendenza con altri Stati che, al contrario, hanno subito una scissione, alcuni con sangue e dolore ( Jugoslavia, dove lo smembramento si è realizzato in tempi ben più lunghi e tragici ). Ma qui non si vuole parlare di storia recente, se non per inciso. Quanto detto era solo per spiegare che dal dopoguerra in poi è esistita la Germania Ovest, già allora considerata la locomotiva d’Europa, che contava negli anni settanta circa 62 milioni di abitanti, un pò sopra al trio di cui sopra. Poi, con l’unificazione, è ovviamente salita di quei circa 17 milioni di tedeschi orientali, acquisendo una consistenza demografica ben più importante rispetto altri Stati europei che seguivano.

La dinamicità di questi dati ci porta proprio a notare, osservando la tabella, la veloce crescita dei Paesi non europei: già in soli dieci anni la staticità dell’Europa nei confronti di questi appare più evidente. A conferma di ciò, per fare un esempio, notiamo che la Germania – che a suo tempo era tra i primi dieci paesi del mondo – in questo primo scorcio di secolo cedere due posizioni a Paesi in forte crescita, come le Filippine, con oltre 16 milioni di crescita demografica ed il Vietnam, con 10 milioni.

Segue poi un altro fenomeno: l’Etiopia, con ben 19 milioni di abitanti in aumento nel decennio esaminato, che riesce a guadagnare addirittura sette posizioni, tra le quali, neanche a dirlo, vi è il trio italo-franco-britannico, il quale invece non va oltre i due-tre milioni di incremento demografico ( ne abbiamo già ampiamente parlato ) ed altri paesi, che comunque avanzano ( Turchia, Egitto, Thailandia, Iran ). Il Congo, addirittura, salendo da non si sa quale posizione, entra in graduatoria nel 2007 e supera l’Italia. Potrei dire: inaccettabile ( sto scherzando, ma nemmeno troppo ).

L’unico caso di decrescita demografica di rilievo riguarda l’Ucraina, che per una serie di ragioni ha perso ben 5 milioni di abitanti nel breve periodo, con un trend costante, per ora. Quindi ora è uscita dalla graduatoria, perché al di sotto dei 50 milioni di abitanti.

Da notare una curiosità strettamente statistica, anche se qui non si vede: c’è una notevole spaccatura nella graduatoria 2007, dato il numero di Paesi esistenti al mondo: dopo i tre noti Stati europei più volte citati, c’è un consistente vuoto: si passa infatti dai 59 milioni dell’Italia ai 47 milioni e mezzo del Myanmar ( Birmania ). Un vuoto consistente, che però, per i motivi per i quali sopra mi lamentavo scherzosamente, sarà presto colmato. Lo vedremo già nella graduatoria aggiornata al 2014, nella parte seconda di questo articolo, e ancor di più nell’ultimo aggiornamento al 2016.

 

 

 


Informazioni su FEDERICO HONORATI

Sono nato a Roma il 01.06.1962. Professione: avvocato civilista. Appassionato di statistica sin da bambino, vorrei sfruttare questa opportunità del web metter rimettere in piedi questo hobby, con un'impostazione originale.


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2 commenti su “Stati più popolosi del mondo dal 2000 ad oggi. Prima parte: dal 2000 al 2007